A ripensarci, era da non credere. Quella donna e il negrone avevano fatto l'amore per quasi tutta la giornata. Fin qui, niente di strano: una donna oltre i quaranta ha meno pregiudizi e soprattutto si accontenta. Lui lavorava come infermiere o simili in una clinica privata - probabilmente un portantino, visto il fisico robusto - e l'amicizia si era trasformata presto in un rapporto intimo. La cosa durava da un mese circa.
Un'idea strana quel tipo ce l'aveva: che l'amore rendesse giovani le amanti. Per carità, un'ottima cura antistress; ma da qui a dire che un'ora di amore leva un anno di età in ogni caso era un'idea intrigante e lei era stata al gioco. La prima notte di sesso lei aveva guadagnato almeno quattro anni, e si era anche rimirata allo specchio. Vero: la pelle sembrava più liscia e il sorriso era tornato sulle sue labbra sempre contratte.
Il gioco si era fatto intrigante, e soprattutto pesante: i loro rapporti amorosi erano sempre più lunghi e intensi. Un giorno si era ringiovanita di cinque anni e quaranta minuti, una notte di otto anni e venticinque minuti. Nei pochi minuti che precedevano l'inizio di questo racconto, lei era riuscita ad avere ventitré‚ anni, due mesi e mezz'ora dai quarantadue iniziali. Bella cavalcata!
Poi, d'improvviso, quel matto di negro senza dire una parola aveva aperto la finestra e si era buttato dal quarto piano. Lei aveva fatto appena a tempo a vederlo andar via in quel modo. Neanche una parola.
Triste ora vedersi allo specchio: aveva proprio quarantadue anni.
Marco
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