OLYMPIA




Sta per scoccare l'ora e aspetto fiducioso. Entrare nel secondo millennio non è da tutti; entrarci con dignità è ancor più arduo: sa il cielo quanti hanno sperato fino all'ultimo di poter esperire l'inizio della Nuova Era, magari corrompendo medici e infermieri, ma quanti sono semplicemente caduti prima. Ma io non mi aspetto nuove cosmogonie, strani rinnovamenti o tutto quel pazzesco moto divino e naturale esaltato o temuto dai più, in quella Benares del Duemila che è diventata Roma. No, io più semplicemente aspetto che lei danzi. Lo aspetto da anni.

Che studiasse danza l'avevo intuito subito dal suo incedere armonioso; sono anzi presto venuto a sapere che ha iniziato a tre anni. Modestia a parte, so riconoscere l'armonia. E lei per me è l'armonia fatta persona e come tale la contemplo. Per il resto, potrebbe essermi figlia. Ma non fraintendete: l'armonia incarnata è pura Idea. E solo Lei può interpretare il passaggio fra due epoche del mondo, solo lei può farsi puro Segno, puro Movimento delle Sfere. Troppo forse mi aspetto da lei, ma grande è il compito che le sarà comunque affidato: significare il Passaggio.

Mi aveva promesso fin dal primo anno di invitarmi al suo saggio annuale di danza. Sorprendente è pensare quante volte è stato rimandato quel momento, ora per un banale contrattempo, ora per mancanza di posti, ora semplicemente per l'incuria di chi organizza gli spettacoli di danza. Mesi e mesi di prove lasciano un segno effimero, eppure ben pochi possono vederlo, decifrarlo. Mai ne resta un documento che non sia una mediocre videocassetta sgranata, una buona foto di scena in bianconero - più fotogramma che altro - oppure qualche schizzo a matita, opera di uno studente russo. Roba buona per il secolo che finisce, per un millennio che non sa conservare quello che realmente conta, almeno interiormente. Magazzino di immagini esteriori, senza nessuna vibrazione.

Finalmente, fra pochi minuti, lei danzerà. Non so nulla delle coreografie, nulla ho voluto sapere dei movimenti che saprà armonizzare in una struttura complessa, trasmettendo ai muscoli - stavo per dire alle periferiche - tutto il gran disegno interiore del Passaggio. La musica è pronta: una base registrata in dolby stereo, di cui ignoro la natura. Il fonico può darsi abbia avuto tempo di provare anche lui, ma l'importante è il movimento del corpo, la tensione di arti e muscoli, il gioco delle punte, gli sguardi.

Ancora un occhio all'orologio - manca poco alla mezzanotte, all'ora zero del nuovo millennio. Poi lei inizierà la danza. Tutta la sua tensione si è accumulata in questo spazio e in questo tempo, quanto la mia, ma saprà generare armonia cosmica. Fra pochi minuti, sarà felice. Questo momento l'aspetto ormai da anni.

Nel frattempo, la testa di San Giovanni battista sta sempre in frigorifero.

Marco


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