RASOIO
L'ultima cosa che un singolo e' disposto a prendersi in casa e' una donna
con figli. Una casa piccola e soprattutto abitudini di scapolo mal si
conciliano con l'irruzione di figli altrui.
Ma lei era stata corretta: al primo appuntamento si era presentata con la
figlia, una bambina di neanche otto anni, curiosamente simile a lei. Come a
dire: si gioca a carte scoperte. Quel giorno abbiamo fatto una passeggiata
fino alla punta del molo di Fiumicino, aspettando (ovviamente) il tramonto.
Ricordo ancora i gabbiani neri stagliati sul rosso del cielo, le luci del
molo e quelle degli aerei che partivano da Fiumicino uno dopo l'altro. Era
un sabato di giugno.
La prima volta, da me, fu quasi un disastro. Eravamo andati al cinema (la
figlia per quel giorno toccava al padre) e non mi aspettavo che me lo
chiedesse tanto presto. Casa mia era in disordine e non mi sentivo ancora
pronto per un rapporto completo. Ci andai molto delicato, ma nervoso e
teso. Il bancomat non e' detto che funzioni quando serve. Avrei voluto pi
tempo per rilassarmi, ma lei non aspettava altro che un'azione decisa da
parte mia, persino violenta. Nemmeno ci spogliammo completamente, cosa che
odio. Ma tant'e': alla fine - parlo di un pomeriggio sano - il sospirato
(!) orgasmo, e sail cielo da quanto lei aspettava quel momento. Restammo
poi a chiaccherare fino a tardi. Di tutto, tranne che del futuro.
Ma a quello aveva gia' pensato lei. Con una scusa o con l'altra, ci siamo
visti sempre piu' spesso, con o senza figlia tra i piedi. Ero ormai
abituato a vedermele dentro casa, magari a cena o il pomeriggio dopo la
scuola. Devo dire che - tutto sommato - stavo lentamente cambiando le mie
abitudini.
Quando mi arrivarono una sera tutte bagnate di pioggia, a novembre, fu
normale farle cambiare, quasi a scoprire solo ora che nel mio armadio
c'erano anche i vestiti loro. Poi, una bella doccia calda per entrambe.
Mi chiamarono dopo dieci minuti. La peste stava sotto al getto, dietro
quella orribile tenda di plastica giallina che prima o poi dovro' far
cambiare. La madre aveva gi finito e indossava un accappatoio - il mio
accappatoio! - ben stretto alla vita con la cinta. I capelli li teneva
corti, come la figlia, neanche sembrava spettinata. La peste nel frattempo
giocava con la spugnona. Le spugne io le porto sempre dalla Grecia, enormi,
e le considero sempre il miglior regalo per le mie non molte amanti. Quella
morbida spugnona naturale deve aver provocato curiose reazioni sulla pelle
della piccola peste. Per la gioia si era messa a ridere dietro la tenda di
cui sopra. Mi sono sentito a disagio, ne' sua madre faceva molto per
smorzarlo: non parlava e si asciugava i capelli col fono.
Pi tardi, dopo cena (il frigorifero, che desolazione!), la bimba l'abbiamo
messa a nanna nella cameretta ricavata alla bell'e meglio dallo studiolo
dove tengo il computer e i libri d'uso. La madre avrebbe invece ovviamente
dormito nel mio letto. Una piazza e mezza, in realta' anche meno.
La luce del comodino illuminava un poco la stanza, io avevo gia' iniziato a
spogliarmi. Chiudo a chiave (coi bambini non si sa mai) e mi volto
lentamente. Lei ancora ha indosso il mio accappatoio e le gambe -
perfettamente depilate - lasciano vedere, illuminati senza ombre, i piedi
nudi, senza smalto sulle unghie. Ha lentamente aperto l'accappatoio facendo
scoprire chiaramente i suoi seni piccoli e il ventre liscio. Piu' sotto, fra
le cosce, e' *perfettamente depilata*. Alzo lo sguardo. Il volto senza
trucco esprime tutto, mi guarda fisso negli occhi. Ha vinto lei.