
Martirio
di un Uomo Dolce
![]() "Monsignore" nel suo travestimento preferito. Arhivio Massimo Consoli |
![]() La dedica dice: Al dilettissimo fratello Massimo Consoli. Di cuore grato per quanto socialmente ha operato in favore del mondo gay et altre iniziative. Con un abbraccio privo di sazieta', Mercanti M. Francesco. Citta' del Vaticano '99» Archivio Massimo Consoli |
Era una consuetudine, per me, accompagnare in macchina "Monsignore" sotto casa sua dalle parti di via Giolitti, ogni volta che lo incontravo a piazza della Repubblica, qualche volta da solo, ma piu' spesso con la sua ultima conquista.
Era uno dei mie fans piu' accaniti. Non appena usciva uno dei miei libri mi tormentava perche' ne voleva una copia regalata e con dedica. E non perche' non volesse spendere soldi che', anzi, non appena la riceveva, mi invitava subito a cena, oppure cercava di sdebitarsi in qualche altro modo, e spendeva molto di piu'. Voleva avere la soddisfazione di riceverla da me. Ed io ero costretto a cedere e, almeno in due occasioni, andammo insieme alla vicina libreria Feltrinelli dove gli comprai il libro che voleva.
Abbiamo trascorso anni, prima sulle panchine di marmo di piazza dei Cinquecento, e poi ai tavolini di McDonald dell'Esedra, a parlare di religione e omosessualita'. Franco aveva un'esperienza di primo piano sull'argomento visto che, almeno cosi' diceva, era stato seminarista per lungo tempo e aveva visto le cose «dall'interno», rimanendone disgustato e diventando, di conseguenza, profondamente anticlericale. Sapeva quasi a memoria il mio "Ecce Homo", e gli piaceva riprendere uno qualsiasi dei miei brani e continuarlo con lunghissime citazioni dalla Bibbia. Non per niente, il soprannome con il quale era conosciuto era, giustappunto, "Monsignore"! Mi ha dato centinaia di "dritte", consigliandomi autori che nemmeno conoscevo e suggerendomi ricerche, approfondimenti, indagini.
Quando, recentemente, sono stato molto male ed ho rischiato di andarmene per sempre, apprese la notizia dai giornali e mi telefono' piangendo, gridandomi dentro la cornetta: «Massimo, tu non te ne puoi andare! Tu non ci puoi lasciare! Sei tutti noi! E che facciamo, noi, se te ne vai anche tu?».
E che faremo, noialtri, ora che anche "Monsignore" ci ha lasciati?
Piangeva come un bambino, ed era un uomo grande e grosso, con una profonda dignita' nel comportamento e nella voce, con una grande personalita' e bonta' d'animo. Quando parti' l'iniziativa del "Natale di Solidarieta' con i ragazzi di vita", fu tra i pochissimi a dare un contributo anche notevole (centomila lire, per la storia), per permetterci di comprare i panettoni ed i generi di conforto per le marchette di piazza della Repubblica e per permetterci di stampare quella lettera che invitava alla solidarieta' e all'amore. Fu in quell'occasione che, letto quel messaggio con il quale cercavamo di porre un freno alla violenza all'interno della nostra comunita', mi disse: «Tu sei l'unico che ancora crede nell'amore, e che combatti per realizzarlo».
Quando, nel 1993, pubblicai quel fortunato opuscolo sul «come incontrarsi, conoscersi e (possibilmente) amarsi senza rischiare di fare una brutta fine», dal titolo «Per non Morire... d'Amore», e con il sottotitolo «consigli utili sul come conoscersi (tra maschi) senza rischiare di farsi ammazzare», mi ispirai a persone e situazioni reali.
Al punto 11 avevo raccontato come Dario Bellezza mi telefonasse nel cuore della notte per farmi l'identikit del ragazzo che aveva in casa, allo scopo di evitare una eventuale aggressione. Al punto 3 avevo scritto, testualmente: «Non vi presentate come la Madonna di Pompei ("Monsignore", alla stazione Termini, va a battere con otto anelli d'oro... finto. I marchettari che non lo sanno, ogni tanto lo riempiono di botte e glieli rubano. E lui e' tutto contento perche' dice: "Li ho fregati!" Mah...! Felice lui!).»
Quell'opuscolo fu una conseguenza dell'omicidio del "mago di piazza Navona", al secolo Norbert Heymann, un altro mio carissimo amico. Franco si era offeso per quella mia "descrizione" e, soprattutto, aveva tenuto a precisarmi che, ormai, gli anelli che portava alle dita erano di oro vero e puro! Ed io continuavo a rimproverarlo dicendogli che era pericolosissimo. «Non ti preoccupare, Massimo, io sono molto prudente e sto attento a chi mi porto a casa», rispondeva. In effetti, sapevo che prima di far salire qualcuno lo frequentava per un po', si informava con gli amici che gia' lo avevano conosciuto e prendeva un minimo di precauzioni.
Di lui, incidentalmente, avevo parlato molto in questi ultimi tempi, con vari giornalisti, e proprio per ricordarne l'abitudine a portare i suoi vistosi anelli. Domenica volevo andare al cinema e, con l'occasione, fare un salto a piazza della Repubblica, dove non vado dallo scorso aprile, per salutare un po' di amici che non vedo da tanto tempo. Avevo preso il telefono in mano per dargli un appuntamento, ma mio figlio non mi ha voluto accompagnare ed io non me la sono sentita di andarci da solo.
Ora, mi porto dentro l'amaro di quell'ultimo appuntamento che non c'e' mai stato. Di lui, mi resta solo una foto, ovviamente in costume da "monsignore", che mi aveva voluto regalare per il mio compleanno del 1999 e dietro la dedica, con una piccola croce accanto alla firma: «Al dilettissimo fratello Massimo Consoli. Di cuore grato per quanto socialmente ha operato in favore del mondo gay et altre iniziative. Con un abbraccio privo di sazieta', Mercanti M. Francesco. Citta' del Vaticano 99»
Quando muore qualcuno, e' d'uso parlarne bene e farne gli elogi. Con "Monsignore" non c'e' bisogno di forzature o esagerazioni. Franco era un uomo straordinariamente buono. Chi lo ha ammazzato non si rende conto che, in realta', ha ucciso prima di tutto una parte di se stesso, e per cosa, poi? Per un pugno di anelli?
Un ricordo mi fa accapponare la pelle, in questo momento. Una sera commentavamo quello che scrivevano i giornali sulla morte di un nostro conoscente. Un po' ridevamo, ed un po' eravamo scandalizzati dalle castronerie che avevamo letto. Ad un certo momento gli chiesi: «Ma tu, che cosa vorresti che si dicesse di te, dopo morto?».
«Vorrei che scrivessero, anche sulla mia lapide: "Era amico di Massimo Consoli". Basta cosi'».
Mi e' permesso piangere la morte di un AMICO del genere?
Massimo Consoli