
"OMPO" numero 1, aprile 1975 (formato Word)
OMPO75 01 IV p.15 Bellezza.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 15
OMPO75 01 IV p.14 Flash.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 14
OMPO75 01 IV p.11 Cidams.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 11
OMPO75 01 IV p.10 Tipcco FLH.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 11
OMPO75 01 IV p.08 Amsterdam.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 08
OMPO75 01 IV p.07 Essere Omo.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 7
OMPO75 01 IV p.03 Preambolo MPO.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 3
OMPO75 01 IV p.02 Editoriale.doc OMPO N° 1, Aprile 1975, pag. 2
Ompo N° 21, Dicembre 1976, pag. 24
DA DONNA A DONNA
di Laura Di Nola
Sento il bisogno di scrivere ai compagni dell'Ompo's non un vero e proprio articolo, ma una lettera con delle considerazioni. Durante la presentazione di un libro che ho curato ci sono state delle intolleranze da parte di alcune femministe (o almeno da quelle che si facevano più sentire con interventi perentori), verso gli omosessuali che erano intervenuti, per un interesse al problema trattato. Se ho fatto questa presentazione all'Ompo's il lunedì, giornata aperta a tutti, è chiaro che ero convinta vi potessero essere in qualche modo dei punti di dialogo e di azione in comune. Il libro aveva due motivi di base: oltre a raccogliere delle poesie di donne, che sono più represse degli uomini in qualsiasi tipo di espressione del proprio privato, sia pure etero, quindi figuriamoci lesbico (ho avuto, infatti, una grande difficoltà a ottenere queste poesie, la cui uscita ha rappresentato comunque un tale momento di crescita da portare alcune lesbiche a voler rompere questa assurda vergogna di esprimersi, ed a fare addirittura l'autocoscienza per radio), ho voluto anche compiere - nello spazio che mi era lasciato per la prefazione - un lavoro di riappropriazione della psicologia. La scienza come pura oggettività è una favola portata avanti dal potere che ha sempre voluto gestire ogni teoria in senso assoluto e intollerante, castrandola di ogni possibile conclusione di controcultura. Gli Stati Uniti, nella loro corsa al mantenimento del predominio tecnologico con l'Unione Sovietica, hanno riscoperto in parte la creatività, e fu Guilford a teorizzare la differenza tra pensiero convergente e divergente. Il pensiero convergente, al quale il potere ci ha abituato, è quello teso a trovare l'unica soluzione "giusta" di un dato problema. Quello divergente è aperto a tutte le possibili soluzioni. Io penso che i movimenti della contestazione, femministi ed omosessuali per primi, debbano riappropiarsi del pensiero divergente, restituendo a ogni teoria il proprio potenziale rivoluzionario. Io ho tentato di iniziare questo lavoro nel campo dell'omosessualità femminile che vivo chiaramente in maniera più specifica, e spero d'aver dimostrato, servendomi di teorie ormai accettate, ma finora svisate e castrate, come il lesbismo non sia un fatto regressivo, semmai talvolta addirittura di crescita. Ho spiegato (usando il miglior Freud e la Klein, mischiandoli ad alcuni dati antropologici come i riti di sub-incisione), come questa società dia alla donna una madre alienata e alienante, e quindi un pessimo contatto con noi stesse, una totale insicurezza nelle nostre capacità. Un contatto anche concreto con l'altra donna vissuta come madre, può scaturire da un desiderio inconscio di rivivere quel rapporto positivo che la società ci ha negato e che è necessario ricostituire per avere una visione migliore della nostra specificità femminile. Un'altra mistificazione che ci è stata tramandata dalla psicologia riguarda il concetto di maturità che non è certo - come si è voluto far credere - acquisizione di un livello che rinneghi gli altri precedenti, ma stratificazione dei livelli primitivi con quelli più maturi, ed ognuno di questi livelli ha diritto di coesistenza. Usando le teorie di Piaget e di Freud, potremmo dimostrare come le credenze religiose possano farsi risalire ad un livello corrispondente ai sette anni, e la religiosità addirittura ai primissimi mesi di vita. Eppure nessuno si è sognato di entrare nelle chiese per arrestare o per sottoporre a cura psicanalitica i fedeli, rimproverandoli di un'evidentissima regressione.
Come ho proposto ad altre femministe che si interessano di antropologia o di psicologia, di partecipare a questa lotta di riappropriazione, così vorrei che ci seguissero i compagni omosessuali, rompendo come in un grande gioco, le mistificazioni di questa scienza sacerdotale e pseudo-esoterica che ci è sempre stata nemica, e reinventando i suoi modi. Su questo punto penso potremmo trovare un incontro, e dei motivi di lotta comune.
Mi pento di non averne parlato a sufficienza durante la presentazione, e mi prendo, perciò, la mia parte di responsabilità per gli scazzi che sono avvenuti l'altra sera. Se non ho parlato - visto che ormai sono abituata a fare l'autocoscienza in pubblico, via radio - la faccio anche con voi per lettera, e vi dico che mezz'ora prima di arrivare all'Ompo's, mi era capitato un fatto personale, un incontro spiacevole che mi aveva depresso notevolmente. Con questo non mi giustifico affatto, semmai mi do' dell'imbecille. Infatti quando Dacia (*) , dopo aver parlato, ha fatto capire che - sia pure senza negarmela - preferiva passare la parola alle femministe presenti in sala, piuttosto che a me, non ho avuto né la forza né la voglia di inserirmi.
E ho sbagliato.
Vorrei comunque far notare che delle donne che hanno parlato, solamente una aveva partecipato al libro dandomi le sue poesie, e numerose altre, che erano in disaccordo, non se la sono sentita di intervenire in quel clima un po' repressivo che s'era costituito dove - e questo è il grave - niente poteva essere messo in discussione. Io stessa all'ultimo ho provato a dire qualcosa, tentando poi vari giri di parole e quindi confondendo il mio stesso pensiero nel tentativo vano di far accettare almeno qualche minimo concetto come ipotesi di discussione.
Molte delle ragazze presenti erano compagne, sia pure di altri collettivi femministi, capisco benissimo le oppressioni che le muovono, ma io penso che gli omosessuali siano gli unici ad accettare un discorso sui ruoli ed a rimettersi in discussione. Non importa se poi siano più avanti, più indietro, o con problemi talora opposti.
Soprattutto mi impensierisce questo momento politico, di una certa sinistra ambigua che crescendo di numero ed avendo scelto una certa sua strada, assume sempre più i connotati di una destra retriva e cattolicheggiante, e non mi sembra il momento di scontri e di incomprensioni eccessive come quelle che si determinano negli stessi movimenti femministi, e verso gli omosessuali. Non siamo molti noi della controcultura, e se abbiamo avuto uno spazio, ricordiamoci che ora non c'è più un vuoto di potere perché alcune alleanze si sono determinate, e il nostro rapporto, ora che la situazione è stabilizzata, non può essere che nocivo alla loro stupidità, e alla regressione che ora dovrebbe iniziare. In questo lasso di tempo ci converrebbe lavorare il più possibile sui punti di lotta comuni, discutere fra noi, ma senza preclusioni, e lasciare energie per la lotta all'esterno.
Laura Di Nola
Note:
Il libro "Da Donna a Donna", curato da Laura Di Nola, uscì nel 1976 per le Edizioni delle Donne, e venne presentato presso l'Ompo's il lunedì 11 ottobre. Per rendere un po' il clima dell'epoca, basti pensare che, alla stessa data, sulla mia agenda c'è scritto: "Auto dinanzi all'Ompo's. Forse rubata. Targata Perugia 67869. Telefonato al 113". Stavamo sempre all'erta per evitare le provocazioni. Quella sera, dopo la presentazione del libro, ci fu anche un'assemblea straordinaria dell'associazione.
(*) Dacia Maraini
OMPO
Ompo N° 52, Luglio 1979
Roma, luglio 1979
(di Massimo Consoli, pubblicato anonimo)
Domenica 8 luglio(*) è morta Laura di Nola, una piccola donna sempre attiva, sempre disponibile a tutto, pronta a vedere il bello e il buono delle cose e delle persone e, di conseguenza, sempre disposta a far da paciere tra posizioni contrastanti, inconciliabili, per amore dell'armonia, della solidarietà politica, della lotta comune che non ammette distrazioni di nessun tipo.
Sotto molti aspetti, perfino fisicamente, ricordava Rosa Luxenburg. Laura Di Nola aveva partecipato o addirittura organizzato centinaia di riunioni gay, di trasmissioni radiofoniche omosessuali, di conferenze femministe. Aveva partecipato, insieme a Massimo Consoli, ad Alberto Bevilacqua, a Dario Bellezza, ad Adele Cambria, e ad altri scrittori ancora, al famoso controprocesso a Giuseppe Pelosi (il ragazzo condannato per l'omicidio di Pasolini), organizzato dall'Ompo's a Roma, nel dicembre del '76.
Aveva curato un meraviglioso libro di poesie d'amore e d'amicizia tra donne, che poi aveva presentato, sempre all'Ompo's, insieme a Dacia Maraini: "Da Donna a Donna". Ed a proposito della confusione ideologica (oltre che dei veri e propri scazzi), che ne seguì, intervenne con una lucidissima lettera nella quale criticava fortemente la posizione settaria, antimaschile ed antiomosessuale delle numerose femministe presenti all'Ompo's.
Anche nei confronti delle femministe istituzionalizzate era in polemica, in "dolce disaccordo", com'era nel suo carattere: non amava Adele Cambria, e della Maraini medesima diceva spesso che era una "dritta", una che "faceva" la femminista. Ultimamente stava lavorando ad una riappropriazione della psicologia da parte del femminismo, mentre il suo ultimo libro (è di questi giorni), scritto insieme a Riccardo Reim e Antonio Veneziani è intitolato "Pratiche Innominabili", ed è una serie agghiacciante di testimonianze sulle violenze delle quali continuano ad essere vittime solo gli omosessuali.
(*) In realtà, Laura è morta il 7 luglio 1979, sabato, ed era nata a Roma il 3 dicembre 1932.