I RICORDI:
Dario Bellezza
- Alain Daniélou - Francesco Mercanti, il "Monsignore" - Ormando - Sylvia Rivera - Harry Hay

Alain Daniélou

 Testo italiano pubblicato su Romagna Sera, 5 Marzo 1994
Sicilia Libertaria, Aprile 1994
Gay Italia, 1 Luglio 1994
testo nelle tre lingue pubblicato su Sabazio N. 56, Febbraio 200



Alain Daniélou
(Parigi, 4 ottobre 1907-Losanna, 27 gennaio 1994)
E' scomparso il 27 gennaio 1994 in una clinica di Lonay, vicino Losanna (Svizzera), il più grande personaggio del secolo XX°, un genio multiforme degno (forse) di venire immediatamente dopo Goethe, Michelangelo e Leonardo. Secondo le sue ultime volontà, il suo corpo è stato cremato "senza riti né cerimonie e la sua morte è stata per tutti la sua ultima, grande lezione: malgrado le terribili umiliazioni che la malattia gli aveva imposto per lunghi mesi era voluto restare cosciente e lucido fino all'ultimo soffio di vita, e nella più grande serenità. Nato a Parigi il 4 ottobre del 1907. Alain Daniélou aveva studiato in Francia e negli Stati Uniti, occupandosi di danza con Legat, di canto con Panzera, di composizione con Max d'Olonne. Partecipò al raid automobilistico Parigi-Calcutta (un'impresa memorabile, nel 1934). Si legò a Cocteau, Diaghilev, Max Jacob, Maurice Sachs. Poi approfondì il suo interesse per la musica viaggiando in Africa settentrionale, in Medio Oriente, in Cina, Giappone, Indonesia mettendo radici per moltissimi anni in India (legandosi con un profondo senso di amicizia al poeta Rabindranath Tagore), a Santiniketan e a Benares, dove continuò a studiare e imparò il sanscrito e l'hindi, oltre alla filosofia, nelle scuole tradizionali.
In questo grande mondo a parte con radici che lo collegano al resto della nostra cultura occidentale, Daniélou penetrò dappertutto, informandosi, studiando, chiedendo, interpretando, traducendo, scrivendo. Diventò perfino consigliere del partito ortodosso, il Jana Sangh.
Nel 1949 ricevette un incarico presso l'università di Benares. Nel '54, a Madras, diresse il Centro delle Ricerche e della biblioteca di Aydar. Nel '56 divenne membro dell'Istituto Francese di Indologia a Pondichéry. Dopo il '59 entrò a far parte della Scuola Francese dell'Estremo Oriente di Parigi e più tardi era membro del Consiglio Internazionale della Musica dell'Unesco. Diresse l'Istituto di Studi Comparativi della Musica a Berlino (dal 1963 al 1977) e a Venezia (dal 1')69 al 1982), l'Antologia Unesco della Musica dell'Oriente e l'Antologia Unesco delle Fonti Musicali.
Tutte queste attività non gli impedirono di continuare a viaggiare in tutto il mondo e di scrivere decine e decine di libri che ne hanno imposto la figura di studioso a livello internazionale. Un semplice elenco delle sue opere prenderebbe troppo spazio. Limitiamoci a ricordare l'eccezionale "Shiva e Dioniso". La "Storia dell'lndia" (1')70), "Le Chemin du Labyrinthe" (che è la sua autobiografia), "Le Polithéisme Hindou". e le traduzioni in francese di ''Manimekhalai ou le scandale de la vertu" e del "Kama-Sutra".
"Son apport en cette fin de siècle", comme a dit son ami le plus proche Jacques Cloarec, "en panne complète d'idéologies sinon d'idées tout simplement, est le point fort de son influence ce qui fait que je l'aurai rapproché plus de penseurs comme Marx que de Goethe". "Il suo contributo al finire di questo secolo", ha detto Jacques Cloarec, l'amico che gli era più vicino, "del tutto privo di ideologie se non addirittura di idee, è il punto forte della sua influenza a tal punto che l'ho avvicinato più al pensiero di un Marx che a quello di un Goethe".
Alain Daniélou è stato e resterà per lungo tempo la fonte più autorevole, in tutto il mondo occidentale, alla quale rivolgersi per avere una conoscenza seria, informata, non folkloristica, della spiritualità e della religiosità hindu alla quale, del resto, si era convertito assumendo il nome di "Protetto di Shiva" ("Shiva Sharan'').
Al momento di regalarmi una copia autografata del suo "Kama-Sutra", mi chiese se volevo essere io ad occuparmi della traduzione in italiano. Diedi un'occhiata al volume: più di 600 pagine con centinaia di parole astruse (Ujjvala Nilamani, Chhanda Vedânga, Mudhadûtî...) e di concetti non facilmenle digeribili. Non me la sentivo proprio di assumermi una simile responsabilità, anche se mi aveva garantito ogni assistenza ed anche se la sua fiducia in me arrivava al punto di avermi ribattezzato "le Pape des Homosexuels"! Così, e con molto dispiacere, declinai l'offerta di quello che considero uno dei sette maestri più decisivi nella mia formazione.
Il fratello di Alain era stato il cardinale di Parigi Jean Daniélou, che dal pulpito tuonava contro il desiderio di certi preti di sposarsi e che lui stesso, nel 1974, morì proprio mentre aveva un rapporto sessuale con una donna e lo scandalo scosse la Chiesa francese fin nelle sue fondamenta! Chiesi ad Alain, che considerava il cristianesimo responsabile di buona parte di mali che affliggono la nostra cultura e la nostra civiltà, cosa pensasse di quel suo fratello principe della Chiesa e morto in maniera così ipocrita. Sorrise, e con il suo fare bonario e sornione mentre si accendeva l'ennesima sigaretta (sì, il maestro di morale del XX° secolo fumava!), gorgogliò: "Mon frère était fou. Era matto. Come si può essere cristiani e, contemporaneamente, sani di mente? Era proprio matto..."
Non bisogna dimenticare, infine, l'influenza che ebbe addirittura sulla sua stessa amatissima India. Non per niente James Kirkup, su "The Indipendent" del 4 febbraio 1993, sottolineava che fu Daniélou a fermare la furia distruttrice di Gandhi che si era messa a sfasciare tutte le millenarie statue erotiche conservate nei templi (ma in realtà si trattava di Tagore), a dimostrare (prove alla mano) che l'omosessualità non era un "infamante prodotto d'importazione occidentale" ma aveva le sue radici nel più profondo dell'anima indiana. E fu sempre Daniélou a scatenare un vero e proprio scandalo allorquando dichiarò che gli Inglesi avevano perso l'impero nel momento in cui le mogli avevano deciso di "interferire nei costumi sessuali che i nativi intrattenevano con gli Occidentali prima che le loro donne facessero il passaggio in India". Anche "Le Monde" (1 febbraio 1994, articolo di André Velter), ha ricordato come la sua "azione, che portava avanti in condizioni talvotla difficili, ebbe un'influenza considerevole: non soltanto permise la riscoperta della musica artistica asiatica in Occidente ma assicurò anche, per un effetto di rimbalzo, la presa in considerazione e la preservazione di queste musiche tradizionali sul loro stesso territorio".
Nel 1980 si era ritirato definitivamente in Italia dove, non lontano da Roma, possedeva da tempo una meravigliosa abitazione immersa nel verde della campagna laziale che si era dilettato ad affrescare perché Daniélou (me ne stavo quasi per dimenticare) era anche un bravo pittore. Non mi sembra inutile ricordare che se una delle nostre tre più importanti pubblicazioni (dopo "Ompo" e ''Rome Gay "News"), si chiama "Sabazio", ciò è conseguenza di uno dei suoi libri più straordinari e di più profondo impatto: "Shiva e Dioniso". Ed il suo ultimo scritto è apparso proprio sul numero 12 di "Sabazio, con un intervento dal titolo "Eros in India" nel quale affrontava ampiamente il tema dell'omosessualità in questo grande paese asiatico.

Massimo Consoli  



Maggiori Informazioni:
www.alaindanielou.org
jcloarec@alaindanielou.org

Alain Daniélou
(Paris, October 4, 1907-Lausanne, January 27 1994)
The most prominent oriental scholar of this century, a multitalented genius surpassed maybe only by Goethe, Michelangelo and Leonardo, died January 27, 1994, in a private hospital at Lonay, near Lausanne, Switzerland. According to his will, his body was cremated "without any rite or ceremony, and his death has been his last lesson to a century without ideology, without love.
He was born in Paris, October 4, 1907 and studied in France and the USA, being taughl dance by Legal, singing by Panzera, composition by Max d'Olonne. In 1934 participated to the audacious (at that time!) raid Paris-Calcutta. Between his friends there were Cocteau, Diaghilev, Max Jacob, Maurice Sachs. He travelled almost everywhere, especially in Northem Africa, Middle East, China, Japan, Indonesia and then settled down in India for almost twenty years, where he became acquainted with the prestigious poet Rabindranath Tagore. He lived in Santiniketan and Benares always studying and learning Sanskrit, Hindi, philosophy in the traditional Orthodox schools.
Daniélou went everywhere, in this huge Indian world rooted in all the deepest and unknown parts of our culture. He was always asking, informing, studying, interpreting, translating, writing. At a certain point he also became counselor for the Orthodox Party, Jana Sangh. In 1949 worked at the University of Benares. In 1954, in Madras, led the Aydar Research Centre and the Library. In 1956 was a member of the French Institute of Indology at Pondichery. After 1959 he was in the Far East French School in Paris, and then Adviser to the Unesco International Music Council, and again founder and director of thc International Institute of Contemporary Music in Berlin (from 1963 to 1977) and of the Istituto Internazionale di Musica Comparata in Venice (from 1969 to 1982).
This notwithstanding, he kept travelling all over the world and writing dozens of books that made him an international scholar known by every cultivated person. It is impossible to remember all his works in an article like this. He was (and still is), the most authoritative source of a serious, informed, non-folkloristic knowledge of the Hindu spirituality and religiousness. Anyway, he converted to Hinduism taking the initiate's name of "Shiva Sharan" ("Protected by Shiva").
The day he gave me an autographed copy of his latest (at that time, it was the Summer of 1992) work, the translation in French of the original "Kama-Sutra", he asked me if I wanted to take care of the translation in Italian. I casted a glance at the book that was something like an "encyclopedia" of more than 600 pages, with hundreds of uncomprehensible (for me) words and philosophical concepts that would have taken me years to digest. I wasn't really ready yet for such a task, so I refused the splendid offer of the Master I consider one of my seven formative teachers (and the most decisive of all, probably, considering that it is because of his writings that I too converted to Shivait Hinduism), even if he guaranteed his personal assistence (he spoke all the most important European languages also, and had his main house in Italy from lots of time), and even if he demonstrated to trust me very much at the point of having me baptised "The Pope of Gays" all over the world! His brother had been the Cardinal of Paris, Jean Danielou, strenuous opponent of the marriage of priests and who died having a sexual affair with a lady, in 1974! The scandal shattered the Church in France.
I asked Alain, who notoriously considered the Christian religion responsible of many evils of our culture and civilisation, whal did he think about that relative of him, "Prince of the Church" and dead in so unexpected circumstances. He smiled, and with his characteristic soft handling of everything, while lighting the hundredth cicarette (yea! the Master of Moral of the 20th century was a heavy smoker!) gurgled: "Mon frère était fou. My brother was crazy. How is it possible to be a Christian and, at the same time, to be in good mental health? He was really insane...".

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