GLI
EROI:
Benkert - Cadelli
- Daniel Guèrin -
Del Boca - Divine -
Hoessli - Mario
Mieli - Marras -
Ulrichs -
Symonds
ANSELMO
CADELLI

(Sassari, 2 marzo 1950 -
Roma, 15 agosto 2001)
«Anselmo
Cadelli a Berlino, il 6/11 giugno 1993,
durante la 9° Conferenza Internazionale
sull'Aids.
Foto Archivio Massimo Consoli »
Anselmo
Cadelli in una foto del 1976. Archivio Massimo Consoli
Aveva
guidato la gloriosa occupazione della palazzina di Testaccio che divenne la sede
della prima "GAY HOUSE OMPO's" romana, negli ormai mitici e lontani
anni Settanta (12 luglio 1978).
Era
stata sua l'idea di quella che, all'epoca, fu una commedia di grande successo,
"Solo i Gay Vanno in paradiso" (31 dicembre 1977).
Era
stato l'ultimo Presidente dell'OMPO's, la più antica associazione culturale gay
italiana (24 ottobre 1994).
Centinaia
sono stati i suoi comunicati stampa e i suoi articoli apparsi su "Ompo",
"Rome Gay News" e "Sabazio".
A
lui si deve un contributo ineguagliabile nella soluzione di alcuni delitti che
hanno insanguinato la nostra comunita'. Non possiamo dimenticare che ebbe la
forza ed il coraggio di prendere sotto braccio il 19enne Jean-Charles Fasulo,
che con quell'arnese che i macellai usano per affilare i coltelli aveva
massacrato il 46enne Alfredo Garreffa, di accompagnarlo in commissariato, e di
convincerlo a costituirsi (Roma, 29 gennaio 1991). E fu sempre lui a dare
l'informazione su Mariano Tre-Dita ed al suo tentato omicidio contro un olandese
(giugno 1997).
Nato
a Sassari il 2 marzo 1950, subito abbandonato dai genitori e cresciuto tra
orfanotrofi, collegi, ospedali, navi militari e carceri, fu un militante della
«seconda generazione», una vera e propria fucina di idee, presente a
moltissime iniziative, da Roma a Berlino, da Firenze a Cagliari, dall'Aquila a
Napoli, da Viterbo al Portogallo...
Fu
naturalmente anarchico, insofferente di ogni autorità e imposizione, soffrendo
per tutte le ingiustizie che vedeva commesse attorno a se e di fronte alle quali
si sentiva impotente.
E'
morto il giorno di Ferragosto 2001, alle ore 18.00, presso l'ospedale
Spallanzani di Roma, dopo un'agonia durata parecchi mesi, dovuta ad una
encefalite che lo aveva paralizzato e reso muto, permettendogli di comunicare
solo attraverso gli occhi.
Massimo
Consoli